l’acquedotto pugliese non lo fece Mussolini

320px-fontana_aqp_1914leggo una polemica intorno alla gestione dell’acquedotto pugliese.

questo mi fa venire in mente che una delle leggende più diffuse vuole che sia stata un’opera fascista.

In realtà non è così.  Fu un opera dell’Italia liberale e monarchica.

E credo si debba omaggiare l’uomo che più spinse per l’acquedotto: ANTONIO JAVA.

Riporto infatti:

 La sua costruzione, fortemente voluta, tra gli altri, da Antonio Jatta, fu avviata nel 1906, con l’intento di risolvere il millenario problema della penuria d’acqua nella regione: già Orazio descriveva la Puglia come terra assetata: siderum insedit vapor siticulosae Apuliae (arriva alle stelle l’afa della Puglia sitibonda)[3].

Difatti, non essendo il sottosuolo pugliese ricco di acqua facilmente estraibile, da sempre veniva adoperata l’acqua piovana raccolta in cisterne, che non garantivano quantità sufficienti e la necessaria prevenzione da epidemie.

L’opera venne caldeggiata da alcuni deputati pugliesi che ottennero la creazione dapprima di una commissione di studio cui seguì il finanziamento e l’affidamento dei lavori in concessione, a seguito di una gara internazionale.

La realizzazione dell’opera fu possibile grazie all’utilizzo di ingenti mezzi finanziari (125 milioni di lire dell’epoca) e materiali, per cui non mancò chi ebbe a pronosticare l’irrealizzabilità della stessa.

La galleria di valico dell’Appennino, da Caposele a Conza fu ultimata nell’anno 1914. Essa ha il nome di Galleria Pavoncelli. La sua lunghezza, al momento della costruzione era di 12.750 m, (allora superata per lunghezza solo dal Frejus, Gottardo e Sempione). Nello stesso anno 1914 furono già alimentati con la sua acqua alcuni paesi della Puglia. Dapprima convogliò le acque del Sele; in seguito riuscì a convogliare dentro di sè anche i 2.000 l/s delle acque del Calore per una portata complessiva di 6500 l/s.

A Bari la prima fontana fu inaugurata in Piazza Umberto il 24 aprile 1915[4], pochi giorni prima dello scoppio del primo conflitto mondiale. Solo dopo la fine della guerra, i lavori furono ripresi e l’acquedotto raggiunse le zone di Brindisi, Taranto, Lecce e, con la realizzazione della diramazione primaria per la Capitanata, anche Foggia.

Proprio per la sua diacronica realizzazione, la paternità dell’opera non può attribuirsi a un Governo in particolare. Il bando internazionale di costruzione è del 1902 e il canale principale, con le sue diramazioni fino a Bari, fu praticamente completato prima dell’inizio della prima guerra mondiale. I lavori di costruzione subirono, successivamente, una lunga pausa, fino alla fine della guerra, quando l’Ente autonomo per l’acquedotto pugliese (EAAP) subentrò alla Società anonima Ercole Antico e soci, aggiudicataria dei lavori di costruzione.

Durante il fascismo, furono realizzati altri tronchi a servizio di zone non ancora raggiunte dall’acquedotto: tra questi, il principale è denominato Grande Sifone Leccese e costituisce il prolungamento del canale principale fino alla cascata monumentale che termina nel mare, utilizzata occasionalmente come scarico terminale della grande opera acquedottistica, realizzata ai piedi del santuario di Santa Maria di Leuca, ultima propaggine del Salento. L’opera terminale fu inaugurata poco prima dell’inizio della seconda guerra mondiale dallo stesso Benito Mussolini, che per l’occasione donò la colonna romana installata lungo la discesa a mare.

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