Crescita, Sud recupera ma i giovani scappano

il SUD si sta spopolando e nonostante reggano agricoltura e turismo, occorre un piano industriale degno di questo nome.  

E sottolineo: NON SOLO IN CITTA’ ma nelle tante aree industriali delle zone interne e rurali o  ci ritroveremo con città congestionate e a mangiare cibi cinesi

 

http://www.ilmattino.it/economia/crescita_sud_recupera_ma_i_giovani_scappano-2074064.html

INVIATO Roma. Il Sud recupera e persino con una velocità maggiore del Nord. Lo dicono i dati Svimez del 2016 (+0,5%) e la previsione per il 2017 (+0,9%), confermando la svolta di fine 2015 e ribadendo una tendenza peraltro quasi inevitabile sul piano economico: risale più in fretta chi per sette anni di fila era sprofondato nell’abisso della recessione e della decrescita, tutt’altro che felice. Ma che lo sforzo sia appena all’inizio lo dimostra un altro dato, spiegato con l’abituale franchezza dal presidente dell’Associazione Adriano Giannola: «L’Fmi un anno e mezzo fa ha detto che all’Italia occorreranno dieci anni per tornare ai livelli del 2007. Per il Sud vorrebbe dire una crescita media annuale del 2,7%». Ovvero, più del doppio di quello che il governo indica nella legge di Stabilità e riferita alla media nazionale.

È per questo che pure in un quadro generale ricco di note positive (migliorano i consumi, cresce anche l’occupazione per efetto anche della decontribuzione per le nuove assunzioni), la presentazione del rapporto Svimez nella sala del Tempio di Adriano a Roma – affidata al direttore Padovani ma sopratutto alla capacità di sintesi del giovane vicedirettore Giuseppe Provenzano – non cede a tentazioni di facile ottimismo. Lo stesso sottosegretario Claudio De Vincenti, motore dei Patti per il Sud con Regioni e Città metropolitane previsti dal Masterplan, è realista: «Il governo ha scelto un metodo che permetterà alle amministrazioni locali di riscoprire il gusto del fare. Ora dobbiamo vedere i frutti di questo lavoro» osserva, candidando il Masterplan a scenario di riferimento non più solo per il Sud ma per il Paese, come aveva sollecitato Giannola. Nel Mezzogiorno che torna a crescere si rivelano decisivi l’agricoltura («Il 5% in più di occupati nel settore ci indica che la rotta da seguire è quella che abbiamo tracciato in questi mesi con le tante azioni a sostegno del mondo agricolo e del lavoro giovanile in particolare in agricoltura» commenta il ministro Martina); e il turismo («Nel Mezzogiorno, grazie anche ad un’azione di governo incisiva che ha restituito centralità alla questione meridionale, la situazione sta cambiando: non è più concepibile pensare a investimenti e infrastrutture per le singole realtà regionali ma va immaginato, e in questa direzione va la mia proposta, un sistema aeroportuale integrato per gli aeroporti minori», dice il sottosegretario Dorina Bianchi). Ma le zone d’ombra restano anche se la dinamica della spesa dei fondi strutturali europei 2007-2013 non lascia per terra neanche un euro.

La povertà ad esempio: la Svimez mette l’accento sui nuovi poveri, lavoratori cioè diplomati o laureati che con la crisi hanno perso occupazione e salario. Al Sud, spiega il Rapporto, il rischio di finire in povertà specie tra i giovani è tre volte maggiore della media nazionale. Già, i giovani. Al Sud una borsa di studio è garantita solo al 52% degli idonei contro il 92% del Settentrione, e il capitale umano resta a dir poco sottoutilizzato. Non è un caso che per la fascia 15-34 anni tutti gli indicatori (dal lavoro alla formazione) collocano il Sud all’ultimo posto delle classifiche europee. Serve dunque a poco meravigliarsi che la fuga dei giovani, e non solo dei cervelli, sia un’emorragia ancora inarrestabile: in un saldo migratorio di 653mila unità, i giovani sono 478mila e di essi 133mila hanno una laurea.

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