La Sinistra effeminata e la virilità

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Leggendo in giro i militanti di Sinistra sembra quasi che la femminilità sia un valore mentre la virilità un disvalore. Almeno politicamente, perchè sappiamo tutti che nella vita quotidiana una necessaria virilità (linearità, solidità, audacia, lealtà, generosità) rende gestibili la società.

La virilità viene quasi confusa con il machismo fascista.
Come confondere il vir romano con il depilato e tatuato cafone come Corona.
Leggendo autori di Sinistra contemporanei al fascismo (Berneri, Rosselli,..) vi è un atteggiamento sprezzante verso il fascismo, a cominciare dal capo, proprio sul concetto di virilità.
Il fascista non è virile. Il fascista è il Corona degli anni 90.
Vuole la gerarchia perchè non è in grado di decidere, vuole la violenza perchè non sa accettare l’onore (come la femminea mafia che risolve tutto con un attentato alle spalle mica come i regolatissimi duelli cavallereschi!), fa culto della morte e della vita perchè ha terrore della vecchiaia e del nulla.
Mancanza di virilità che si manifesta nell’esteriorizzare, nel pavoneggiairsi.

La mancanza di un’educazione e spesso di esperienza che rende seducente il delinquente, il uappo, il prevaricatore agli occhi delle adolescenti e degli adoscelenti.
Eppure sappiamo che la forza non è questo. La forza è pazienza, calma, coerenza, sacrificio.

La Sinistra ha perso la dimensione della virilità e l’ha confusa, facendola propria, la visione macchiettistica della destra superomista
per poi condannarla.

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