il democratico statunitense è il vero vincitore

immaginate un liberal, un democratico statunitense nato nel 1940.

egli a venti anni si trova a difendere il mondo libero contro i sovietici e nel contempo a sostenere i diritti delle donne, dei neri, dei poveri.

si ritrova a venti anni ad avere non solo un grande mito del passato in f.d. roosvelt ma anche un presidente adatto ai ventenni:  bello, idealista, morto giovane (prima che il potere dimostri quanto l’ideale sia diverso dalla realtà) kennedy

 

però nel 1964, a 24 anni, realizza il primo dei suoi grandi sogni:  la fine della cultura della discriminazione anti-nero nelle istituzioni statunitensi grazie a L.B. Johnson

più tardi,  ormai pensionato, potrà persino vedere ad opera del suo partito l’ingresso di un mulatto nella casa bianca!

ci saranno poi anni duri a dirigenza repubblicana ma anche anni in cui cade il suo grande nemico: l’unione sovietica.  da questo momento quantomeno quasi tutta l’europa ad est della russia potrà essere integrata man mano nel sistema liberale e non vi sarà più un’ideologia in grado di contrastare il capitalismo e il liberalismo nel dominio del mondo.

negli anni 90, il nostro cinquantenne democratico, è ormai un uomo inserito nella società, l’economia viaggia bene grazie alla net economy e la politica dà soddisfazione con l’elezione di un democratico Bill Clinton che rimarrà come il presidente più amato da quel momento in poi (rispetto ai successori).

intanto un altro dei suo cavalli di battaglia: la fine della discriminazione contro gli omosessuali prende piede.   ci vorrà ancora gli anni di un democratico alla casa bianca. Barrak Obama, per avere sconfiggere l’omofobia nelle istituzioni.

E sempre con Obama verrà preso Bin Landen il terrorista che ha inflitto la ferita più profonda agli USA.

Il nostro democratico ha ormai settanta anni e se è lontano il periodo in cui si faceva maledettamente nei raduni hippie si concede ancora qualche canna ancora ogni tanto ed è felice di constatare che le droghe cominciano ad essere liberalizzate e la tendenza sembra essere inarrestabile.

 

ma sta forse per arrivare l’ennesima spinta in avanti dal suo partito: una donna alla casa bianca.  un atto  che sancirebbe simbolicamente quel processo di emancipazioni femminile che proprio i democratici hanno sostenuto  e, forse, da questa donna una riforma sanitaria su modello europeo.

intanto fuori dagli usa,  l’america latina e l’europa sono ormai sostanzialmente democratici. così come india e giappone.

ultimamente anche thailandia e birmania sembrano aver conquistato la democrazia portando il  numero di persone governate da regimi democratici a numeri consistenti della popolazione terrestre.

e i modelli economici adottati in giro per il mondo, sono sempre più simili a quello statunitense.

il democratico statunitense può quindi guardare indietro, alla sua lotta politica, e constatare che anche se rimane tutto da fare… lui ha vinto grandi battaglie e quasi tutto il mondo gli riconosce che erano battaglie giuste.

 

 

 

 

 

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