sovranità nazionale e socialismo

oggi giorno la Sinistra è in rotta.
molti cercano terreni nuovi.
terreni in cui la sovranità nazionale non sia cosa secondaria.
questo blog è dichiaratamente di sinistra. precisamente un socialista liberale.
a quanti però hanno un orientamento filo-comunista ma non simpatizzano per i post-PCI di ogni rivolo e non considerano secondaria l’indipendenza nazionale e territoriale (sebbene non siano razzisti),

consiglio la rivista indipendenza, di cui riporto gli 8 punti di indirizzo:


VERSO L’INDIPENDENZA. OTTO PUNTI

1. Uscita da euro, Unione Europea e annessi vincoli e trattati, nonché cancellazione dalla Costituzione delle modifiche di matrice liberista introdotte negli ultimi anni, quali la riforma del titolo V ed il pareggio di bilancio.

2. Riappropriazione da parte dello Stato delle leve di politica monetaria, fiscale, industriale, commerciale e doganale, e contestuale recupero di una piena capacità d’indirizzo del sistema bancario e dell’economia, nonché adozione di vincoli alla circolazione dei capitali in entrata e in uscita. Indispensabile dotarsi di una Banca Centrale pubblica (non autonoma, quindi), al servizio dello Stato e della collettività; reintrodurre la separazione tra banche commerciali e banche d’investimento, sottoposte a meccanismi regolativi della loro attività; promuovere misure finalizzate al protezionismo finanziario e commerciale, incluso il governo delle dogane e misure protezionistiche in senso stretto (barriere tariffarie e non tariffarie, contingentamenti, sussidi).

3. Introduzione di meccanismi di protezione dei redditi (indicizzazione di salari e pensioni; amministrazione di alcuni prezzi base per governare gli sbalzi nella distribuzione degli stessi, ecc.), diritto sociale al lavoro e alla casa (equo canone sulla casa d’abitazione, acquisizione pubblica delle proprietà abbandonate, incentivazione del recupero del patrimonio edilizio privato e pubblico senza nuovo consumo di suolo), rilancio delle politiche sociali e riscrittura dei rapporti di lavoro, mediante il recupero dei contratti collettivi, la protezione del lavoro e dei salari estesa anche ai lavoratori a tempo parziale, la riqualificazione del settore lavorativo pubblico e l’introduzione di forme di controllo dei lavoratori sulla vita e gestione delle imprese.

4. Ridefinizione di un nuovo modello economico che ripristini la centralità del ruolo dello Stato, da concretarsi tramite il riassetto pubblico della ricerca, della sanità, dell’istruzione (con definizione, al riguardo, di un asse culturale nazionale della scuola) e della previdenza; nazionalizzazione di tutti i comparti strategici (reti energetiche e idriche, ricerca, industria, farmaceutica, comunicazioni, trasporti, viabilità, rifiuti); tutela e sostegno ad agricoltura (anche mediante l’uscita dalla nociva Politica Agricola Comune), commercio, artigianato, libere professioni, piccola impresa e cooperazione. Inalienabilità dei beni comuni quali acqua, territorio, patrimonio artistico e culturale, la cui gestione –in nome e per conto del popolo– demandare allo Stato, con attivazione di forme di partecipazione sociale e controllo da parte del popolo stesso.

5. Riassetto e messa in sicurezza del territorio, tramite opere di bonifica, controllo e tutela dello stesso dai fattori inquinanti e dal rischio idrogeologico; rifiuto di quelle “grandi opere” che, lungi dall’essere di utilità reale per il benessere della popolazione, si rivelino funzionali a soddisfare appetiti speculativi e a devastare il territorio nazionale; pubblicizzazione del servizio di smaltimento e trasporto dei rifiuti (industriali e non), con obiettivo tendenziale rifiuti zero attraverso il risparmio, il riuso e il riciclo delle risorse.

6. Perseguimento dell’indipendenza energetica, anche attraverso lo sganciamento dalla dipendenza dal petrolio e la valorizzazione delle fonti rinnovabili.

7. Edificazione di una società autenticamente democratica, pluralista, rispettosa delle minoranze linguistiche, culturali e nazionali, con al centro la dignità della persona. In tal senso, oltre a conseguenti interventi in ambito politico, istituzionale ed economico, occorre intervenire anche in ambito culturale (decisivo al riguardo il ruolo della scuola) e comunicativo, ridando ruolo al servizio pubblico radio-televisivo, sia in ambito informativo (garantendo la massima pluralità) sia per quanto concerne la valenza culturale ed educativa.

8. Riorientamento della politica e delle relazioni estere sulla base dei princìpi di non ingerenza, reciprocità, rispetto delle sovranità nazionali, perseguimento della pace e della cooperazione tra i popoli. Necessaria, in tal senso, una ridefinizione della collocazione geopolitica dell’Italia, a partire dalla fuoriuscita dalla NATO.

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