Orzo batte caffè

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ricordo che negli anni più intensi dell’università prendevo 4-5 caffè al giorno.

oggi sono sceso ad uno, di mattina, e neanche tutto i giorni.

dopo pranzo solitamente vado ad orzo.

mi chiedo se è qualcosa che riguarda solo me oppure riguarda un numero consistente di persone

capitalisti sfruttatori con i conti in rosso

14484667_1281211298566136_1876534533614926786_nLo so che non si dovrebbe gioire dei fallimenti altrui.

Ma quando un giornale come ilsole24ore(che io reputo pure un giornale con articoli interessanti) che si fa paladino della società fighet-capitalista sfruttatrice delle masse ha i conti in rosso i conti in rosso

e le due più grandi banche tedesche sono in difficoltà (mi spiace per i licenziati dalla commerzbank) un sorrisetto mi scappa.

perchè questa gente quando sono gli altri ad essere in difficoltà ti gridano che devi stringere la cinghia, venderti per prezzi ancora più bassi e in fondo in fondo è colpa tua quindi taci.

ora tocca a loro.

l’unico dispiacere è che i grandi manager che hanno portato a questi rossi non pagheranno nulla.  e magari se ne escono con buonuscite milionario.

purtroppo siamo una cane che si morde la coda:  c’è troppa disoccupazione in italia, la gente si vende per un tozzo di pane e quindi non può permettersi di  prendere di petto boiardi di Stato e sfruttatori capitalisti (che sono altra cosa rispetto ad una sana imprenditoria)  ma finchè non ci prenderà di petto questa gentaglia e il Sistema che spalleggiano non ci sarà miglioramenti. Tranne dovuti a miracoli o contingenze esterne.

il referendum non è più importante del lavoro e della povertù

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da qualche tempo mi pare che le forze della Sinistra siano concentrate soprattutto sul tema del referendum e, come sempre, sull’eterno dilemma dell’alleanza al centro-centrosinistra.

renzi ha capito che i redditi, in un Paese con l’11% per disoccupazione e milioni di pensionati al minimo, sono più importanti della riforma costituzionale e non a caso vuole barattare l’una con gli altri (o almeno l’illusione degli altri).

di nuovo mi pare che la sinistra sia troppo concentrata su politicismi e a guardarsi l’ombelico piuttosto di promuovere i temi che interessano alla maggior parte degli italiani.

(recensione) Cannibal Holocaust

cannibal-holocaust-movie-poster-1980Ho appena finito di vedere Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato .

Non posso dire che il film mi sia dispiaciuto ma neanche piaciuto.

Notevole il fatto che si usi la cinepresa degli stessi protagonisti. Oggi questo metodo  è inflazionato ma all’epoca (immagino) non dovevano esserci stati tanti esempi.

Il film mostra un lato bestiale dell’umanità. E per questo forse più essere visto come un film pessimista sulla natura umana.

Il punto forte che forse è anche il punto debole sono le scene di uccisione degli animali (vere uccisioni) e di violenza/uccisione sulle persone.

Molto splatter, potevano essere evitate.

Fa in qualche modo un certo effetto tutta quella violenza e fa tanto effetto sapere che si sono uccisi animali veri.  La cosa è ovviamente da condannare ma se si pensa a quanti animali muoiono in film politicamente corretti per dare da mangiare alla troupe allora la condanna moralistica può placarsi.

Cmq il film si lascia guardare e tiene incollati proprio per l’aspetto trucelento che va a stuzzicare il voyeurismo sadico  dello spettatore (almeno il mio).

Vederlo? si, decisamente. Del resto la lunghezza di questa recensione rispetto alle mie solite la dice lunga.

Nei commenti al film su cineblog, leggo che si citano matyrs, the human centipode e a serbian film.

ho visto solo quest’ultimo. Non mi è piaciuto. Ricordo alcune immagini del film. Ma l’ho trovato senza solidità. Una scusa per stupire lo spettatore con scene perverse.

Non so dirvi perchè lo giudico diverso da questo di Deodato. Forse per gli animali morti davvero.  Boh.

Gli altri due citati nei commenti non li ho visti. Da tenere presente, anche se ho letto su wiki la trama di “the human centipode” e mi pare una cazzata.

Cmq adesso mi è venuta voglia di qualche film demenziale giappo.

 

La Cassazione: niente soldi all’ex moglie se convive con un altroLa Cassazione: niente soldi all’ex moglie se convive con un altro

da il corriere

 

 

Per i giudici della Suprema Corte la costituzione di una nuova famiglia (anche se solo di fatto) fa cessare «il presupposto per la riconoscibilità dell’assegno divorzile»

 

Il diritto della ex moglie a ricevere l’assegno divorzile scompare definitivamente nel caso in cui lei si rifaccia una vita costituendo una famiglia di fatto con un nuovo compagno, e non può essere `resuscitato´ nel caso in cui, dopo un consistente lasso di tempo, la convivenza non abbia buon fine e si sciolga come neve al sole. Lo sottolinea la Cassazione – sentenza 19345 depositata oggi dalla Sesta sezione civile – respingendo il ricorso di una moglie di Latina, divorziata dal 2011, che dall’ex marito voleva il mantenimento a vita dopo il fallimento del menage di convivenza nel quale aveva portato con sé anche il figlio avuto durante il matrimonio.

La decisione dei giudici

Ad avviso della Suprema Corte, «l’instaurazione di una nuova famiglia, ancorché di fatto, rescindendo ogni connessione con il tenore e il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale, fa venire meno il presupposto per la riconoscibilità dell’assegno divorzile a carico dell’altro coniuge, cosicché il relativo diritto non entra in stato di quiescenza, ma resta definitivamente escluso». Per motivare il verdetto – che segue e rafforza quello già espresso nella sentenza 6855 del 2015 e nella 2466 del 2016 – la Cassazione spiega che «la formazione di una famiglia di fatto, tutelata dall’art. 2 della Costituzione come formazione stabile e duratura in cui si svolge la personalità dell’individuo, è espressione di una scelta esistenziale libera e consapevole, che si caratterizza per l’assunzione piena del rischio del rapporto e, quindi, esclude ogni residua forma di solidarietà post-matrimoniale con l’altro coniuge, il quale deve considerarsi definitivamente esonerato dall’obbligo di corrispondere l’assegno divorzile». In sostanza la convivenza di lungo corso libera gli ex mariti da una bella spada di Damocle. Con questa decisione, gli `ermellini´ hanno confermato il `no´ all’assegno richiesto da Rita P. all’ex marito Sergio D.P., così come stabilito dalla Corte di Appello di Roma nel 2013, che in base ad una valutazione definita dai supremi giudici «logica e coerente» aveva attribuito alla «prolungata convivenza» della donna, e del figlio, con il nuovo compagno «il carattere di una nuova famiglia di fatto». Appare dunque necessario il requisito della `longevità´ affinché una convivenza determini la irreparabile perdita dell’assegno divorzile. Nel caso in questione, notano inoltre i supremi giudici, la signora non aveva nemmeno «dato prova della cessazione della relazione» con il nuovo partner. Il suo ricorso è stato rigettato con condanna a pagare 3200 euro di spese di giustizia.