Fuori dalla balle legaioli

Ecco la notizia:

Lega, Radio Padania Libera spegne le frequenze dopo vent’anni – Corriere.it

quella cloaca che ha denigrato i meridionali per anni non impesterà più l’etere con i propri miasmi.
dopo il giornale e la tv, ora tocca alla radio.
a conferma che quelle merde non sanno gestire un cazzo e che affonderebbero l’italia ancor più velocemente (cosa che del resto hanno fatto quando sono stati al governo).
ovviamente il metodo per salvare la cloaca ci sarebbe: un’autotassazione di parlamentari e ascoltatori legaioli. metodo sperimentate più volte con successo da ilmanifesto. ma figurarsi se quelle merde legaiole mettono mani al portafogli. sono solo buono a chiedere soldi pubblici. parassiti.

p.s. ma davvero qualcuno è così ipocrita e testa di cazzo da pensare di aver diritto di insultare i meridionali e poi questi debbano dispiacersi perchè chiude? ma confermate di votare lega nord perchè siete troppo stupidi allora!

alla faccia vostra :D

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due notizie che i tradizionalisti non gradiranno. Hanno qualche giorno ma affondare il dito nella piaga mi fa moooolto piacere.

Il presidente francioso che ha sposata una donna molto più grande di lui 😀  Qualche dubbio soltanto su una cosa: se fosse stato un prof uomo a sposare una sua giovanissima allieva, di questi tempi sai le proteste.

La seconda notizia è il matrimonio della bellissima trans con il suo (ex) migliore amico. Un’intesa ben rodata insomma. Complimenti agli sposi.

mantenimento: criterio di autosufficienza

si, lo so non sto scrivendo tanto. un po’ per tempo un po’ per scaramanzia. questa notizia però è troppo grossa per essere trascurata.

Un bel colpo per il sistema femminista 🙂

E, sassolino dalla scarpa, l’ennesima dimostrazione che quell’area cupa da “ormai-aspettiamo-l’Apocalisse” che si respira nella parte conservatrice/reazione dei sostenitori della questione maschile non ha senso di esistere. Le battaglie si combattono ogni giorno, il percorso non è ancora stato tracciato, molte battaglie si vincono. Con o senza qemministi (così come le donne si sono emancipate anche senza le femministe).

 

MA ECCO LA NOTIZIA:

La Cassazione rivoluziona il diritto di famiglia: i giudici hanno stabilito che d’ora in poi l’assegno di divorzio sarà calcolato sulla base del criterio di autosufficienza e non sul “tenore di vita matrimoniale”. Sarà quindi, dopo 30 anni di indirizzo costante, valutato sull’indipendenza o autosufficienza economica dell’ex coniuge che lo richiede. Il matrimonio non è più la “sistemazione definitiva”: sposarsi, scrive la Corte, è un “atto di libertà e autoresponsabilità”.

La sentenza riguarda il caso di un ex ministro e dell’ex moglie imprenditrice. I supremi giudici hanno respinto il ricorso con il quale la donna chiedeva l’assegno di divorzio già negatole con verdetto emesso dalla Corte di Appello di Milano nel 2014 che aveva ritenuto incompleta la sua documentazione dei redditi e valutato che l’ex marito dopo la fine del matrimonio aveva subito una “contrazione” dei redditi. Ad avviso dei supremi giudici, la decisione milanese deve essere corretta in motivazione perché a far perdere il diritto all’assegno alla ex moglie non è il fatto che si suppone abbia redditi adeguati, ma la circostanza che i tempi ormai sono cambiati e occorre “superare la concezione patrimonialistica del matrimonio inteso come ‘sistemazione definitiva’” perché è “ormai generalmente condiviso nel costume sociale il significato del matrimonio come atto di libertà e di autoresponsabilità, nonché come luogo degli affetti e di effettiva comunione di vita, in quanto tale dissolubile. Si deve quindi ritenere che non sia configurabile un interesse giuridicamente rilevante o protetto dell’ex coniuge a conservare il tenore di vita matrimoniale”.

Secondo Gian Ettore Gassani, presidente dell’Associazione degli avvocati matrimonialisti italiani, si tratta di un cambiamento storico: “E’ una sentenza”, si legge in una nota, “che rivoluziona il diritto di famiglia in tema di riconoscimento dell’assegno divorzile e dei criteri per la sua quantificazione. L’assegno divorzile potrà essere riconosciuto soltanto se chi lo richiede dimostri di non poter procurarsi i mezzi economici sufficienti al proprio mantenimento. Viene spazzato via un principio sancito nel 1970 dalla legge 898 che ha introdotto il divorzio in Italia. Si tratta quindi di un terremoto giurisprudenziale in linea con gli orientamenti degli altri Paesi europei nei quali l’assegno divorzile dipende essenzialmente dai patti prematrimoniali”.

Ecco i principali “indici” – forniti dal verdetto 11504 della Cassazione sull’assegno di divorzio – “per accertare” la sussistenza, o meno, “dell’indipendenza economica” dell’ex coniuge richiedente l’assegno e quindi l’adeguatezza, o meno, dei “mezzi”, nonchè la possibilità, o meno, “per ragioni oggettive, di procurarseli. Sono quattro: “1) il possesso di redditi di qualsiasi specie; 2) il possesso di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari, tenuto conto di tutti gli oneri ‘lato sensu’ imposti e del costo della vita nel luogo di residenza, inteso come dimora abituale, della persona che richiede l’assegno; 3) le capacità e le possibilità effettive di lavoro personale, in relazione alla salute, all’età, al sesso ed al mercato del lavoro indipendente o autonomo; 4) la stabile disponibilità di una casa di abitazione”.  Tocca all’ex coniuge che chiede l’assegno, “allegare, dedurre e dimostrare di non avere i mezzi adeguati e di non poterseli procurare per ragioni obiettive”. “Tale onere probatorio – spiega la Cassazione – ha ad oggetto i predetti indici principali, costitutivi del parametro dell’indipendenza economica, e presuppone tempestive, rituali e pertinenti allegazioni e deduzioni da parte del medesimo ex coniuge, restando fermo, ovviamente il diritto all’eccezione e alla prova contraria dell’altro” ex coniuge al quale l’assegno è chiesto.
In particolare, prosegue la Suprema Corte, “mentre il possesso di redditi e cespiti patrimoniali formerà oggetto di prove documentali, soprattutto le capacità e le possibilità effettive di lavoro personale formeranno oggetto di prova che può essere data con ogni mezzo idoneo, anche di natura presuntiva, fermo restando l’onere del richiedente l’assegno di allegare specificamente (e provare in caso di contestazione) le concrete iniziative iniziative assunte per il raggiungimento dell’indipendenza economica, secondo le proprie attitudini e le eventuali esperienze lavorative”.

 

 

«Picchia il marito con la scopa» Sposa a processo

MAROSTICA. Le parti, rispetto a quanto abitualmente si vede in tribunale, sono invertite. A sedersi sul banco degli imputati è la moglie, che deve rispondere di maltrattamento in famiglia: per più di un anno, avrebbe reso la vita impossibile al suo (ex marito), tanto da essere denunciata prima e rinviata a giudizio poi su richiesta del magistrato.

È iniziato nei giorni scorsi, davanti al giudice De Stefano e al pubblico ministero onorario Locas, il processo a carico di Paola Daminato, 32 anni, oggi residente a San Martino di Lupari, nel Padovano

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