piemontesi e lombarde… fate finta di abortire

come è successo spesso in questi ultimi due decenni la destra ha colto una reale esigenza sociale ma l’ha sviluppata secondo le proprie concezioni ideologiche(e quindi non risolvendola e con sperpero di soldi, probabilmente clientelare).
sarà perchè anche questa esigenza è stata fatta notare ai nostri imperterriti destraioli dalla chiesa cattolica.

in sostanza le regioni Piemonte e Lombardia svilupperanno un programma di sovvenzione per le donne che non intendono più abortire (e quindi, si suppone, abortivano per problemi economici).
ecco la segnalazione UARR:

http://www.uaar.it/news/2012/02/14/piemonte-emendamento-fondo-anti-aborto/

la legge effettivamente risponderebbe ad un’esigenza reale: per troppo tempo la 194 è stata considerata una abortificio.
nulla si è fatto per eliminare le cause dell’aborto, in primis quella economica, come prescritto dalla legge.
non è un caso che siano tantissime le immigrate che si rivolgano ai centri 194 per abortire.

il problema della iniziativa piemontese/lombarda è che i fondi sono troppo pochi e per troppo breve periodo: 250 euro per un anno e mezzo.
inoltre è probabile che sarà impossibile distinguere chi mente per prendere i soldi e chi ha bisogno realmente.

qualche soluzione migliore magari si poteva trovarla.
ad esempio un investimento in qualche attività che preveda l’assunzione di ragazze madri (e magari anche di qualche padre separato disoccupato o di qualche padre di famiglia buttato fuori dal mercato a 6-7 anni dalla pensione)
e almeno una casa famiglia per capoluguo che ospiti le ragazze madri, proteggendole ad esempio da eventuali ritorsioni patriarcali della famiglia d’orgine.
certo per far questo magari non bisognava spendere centinaia di milioni per la nuova sede della regione lombardia … ma si sa che ci sono le priorità e priorità.

comunque suggerisco alle donne piemontesi e lombarde di poco(ma dignitoso) reddito di mentire e richiedere i fondi(convivete finchè non scadono i fondi), tanto per chi è veramente povero quei fondi non servono.

La Ida Dominijanni scrive senza saper le cose

Ho letto l’articolo sul sito di SEL di Ida Dominijanni, preso da ilManifesto, sul cimitero dei non-nati.

certa gente invece di scrivere la solita pappardella pregna di ideologia dovrebbe informarsi meglio, specie su argomenti tanto delicati.

la legge infatti già prevede la possibilità si sepoltura:

D.P.R. 10 settembre 1990 n. 285

ART. 7
Per i nati morti, ferme restando le disposizioni dell’art. 74 del Regio Decreto 9 luglio 1939, n. 1238, sull’ordinamento dello Stato Civile, si seguono le disposizioni stabilite dagli articoli precedenti.
Per la sepoltura dei prodotti abortivi di presunta età di gestazione dalle 20 alle 28 settimane complete e dei feti che abbiano presumibilmente compiuto 28 settimane di età intrauterina e che all’ufficiale di Stato Civile non siano stati dichiarati come nati morti, i permessi di trasporto e di seppellimento sono rilasciati dall’Unità Sanitaria Locale.
A richiesta dei genitori, nel cimitero possono essere raccolti con la stessa procedura anche prodotti del concepimento di presunta età inferiore alle 20 settimane.
Nei casi previsti dai commi 2 e 3, i parenti o chi per essi sono tenuti a presentare, entro 24 ore dall’espulsione od estrazione del feto, domanda di seppellimento all’Unità Sanitaria Locale accompagnata da certificato medico che indichi la presunta età di gestazione ed il peso del feto.

La novità dei cimiteri dei non-nati sta nell’accordo con le asl e quindi in uno snellimento degli impegni per il genitore che vuole seppellire il feto e che probabilmente è già sotto shock.

O si pretende che il genitore sofferente, vada ad informarsi dei suoi diritti, poi affronti una serie di procedure burocratiche con gli impiegati pubblici che quando muovono un penna in più ti guardano come se li stessi torturando?

Se poi quelli di SEL vogliono togliere alle madri, il diritto di seppellire i propri figli abortiti… vadano in quei cimiteri con le pale meccaniche, vedremo quanti voti prenderà SEL ad imporre a madri sofferente, che nessun fastidio danno agli altri, la propria concezione di vita.
vedremo quanti voti prenderanno.

quando si può abortire in Italia

al contrario di quel che pensano in molte/i  ,
l’aborto in Italia NON è libero.

si può abortire solo a determinate condizioni.

la legge divide prima e dopo i tre mesi.

riporto gli articoli in blu.

prima dei tre mesi:

(art 4) Per l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito ai sensi dell’articolo 2, lettera a), della legge 29 luglio 1975 numero 405, o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia.

dopo i tre mesi:

(art. 6) L’interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, può essere praticata:

a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna;

b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

per chi volesse leggere tutta la legge, comprese norme sui minori e la famosa parte inapplicata,  eccola qui(cliccare)

le due grandi organizzazioni che si occupano del tema sono:

LUCA COSCIONI , organizzazione  pro aborto e  vicina ai Radicali

SCIENZA E VITA ,organizzazione anti abortista e   vicina ai cattolici conservatori (stile ComunioneLiberazione)

NOTA 1
di fatti , l’articolo 4 lascia un’assoluta discrezionalità alla donna entro i primi tre mesi.
Per cui chi, pur non avendo i requisiti di necessità richiesti dall’articolo, volesse abortire
riesce ad ottenere il permesso


NOTA 2
i cattolici anti-abortisti, attraverso la obiezione di coscienza del personale ed attraverso il “terrorismo psicologico” sulle donne intenzionate ad abortire,  riescono a sabotare gran parte dei centri dove dovrebbe essere effettuata l’interruzione di gravidanza